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Trump. Le ragioni di una vittoria.

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Il risultato delle elezioni in USA, per quanto assurdo e paradossale, è figlio della scelta dei cittadini americani che pur di cambiare, hanno avuto l’incoscenza di scegliere il candidato peggiore.

Alla fine di questo si tratta; gli americani hanno preferito Trump, pur di abbattere l’establishment.

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Del resto la campagna elettorale del candidato dagli strani capelli arancioni, era basata sullo scontro fra sistemi di potere e malgrado le sue uscite fuori luogo e poco felici è riuscito a far breccia sulla  voglia di riscatto di una parte dell’america. La proposta politica si è rilevata solida e per chi conoscesse Trump solo per qualche battutaccia, consiglio di vedere questo video per capire quali parole e quali argomenti sono stati usati in campagna elettorale.

Dal canto suo, Hilary Clinton è riuscita a proporsi in modo povero, solo come logica continuazione del lavoro fatto da Barack Obama,  e che, a dire il vero, ha impressionato davvero poco, sia a livello internazionale che interno. Del resto, i tempi del fremito mondiale per lo slogan “Yes, we can!” sono passati da un decennio e nessuno dei due candidati ha saputo reinventare una comunicazione tanto efficace ed innovativa come aveva fatto Barack Obama alla sua prima elezione.  Queste sono le prime osservazioni che, secondo me, inquadrano il contesto politico in cui è nata la figura di Trump.

La sconfitta del sistema politica-mass media

Un secondo pensiero, che merita più di una semplice riflessione, riguarda il motivo per cui la Clinton ha completamente fallito anche la campagna di presenza sui media. Trump aveva tutti contro. Il mainstream composto da opinionisti e media, la stampa internazionale ed anche quella americana. Lo stesso partito di Trump non lo ha sostenuto come candidato perchè non proveniva da una storia politica repubblicana. Sono stati bruciati decine di milioni di dollari in programmi televisivi e trasmissioni politiche che lo attaccavano, elogiando al contrario, la Clinton. Ma alle elezioni americane è successa una cosa straordinaria. E’ successo che questi strumenti di comunicazione non hanno più funzionato. Gli opinion leaders, le TV, i giornali, non sono riusciti ad influenzare il voto in maniera significativa.

Gli americani hanno preferito sbagliare con la propria testa, piuttosto che farsi imbambolare dai talk show.

Trump non ha vinto , è stata Hillary Clinton a perdere. Ha perso il sistema del politically corret forzato, gli accordi sottobanco, gli spin doctor. Ha perso la comunicazione televisiva di massa ed è emersa una cosa che non si sentiva da tempo. La volontà popolare. Quell’anima di un paese spesso tenue, influenzabile, stuprabile a piacimento, ma che stavolta non ha sentito ragioni. Trump ha vinto sui social networks, nel frenetico passaparola del web 2.0 di un ceto popolare americano che possiede uno smartphone o una linea ADSL. Sarà un pessimo presidente, a mio avviso, ma qui stiamo cercando di comprendere cosa è successo, i giudizi li daremo a fine mandato.

I nuovi antidemocratici

Un fenomeno preoccupante, sono tutte le sterili manifestazioni di sprezzo e ironia verso il risultato elettorale. In italia, non da meno, diverse sono state le manifestazioni di solidarietà ad Hilary Clinton. Dal nostro frettoloso governo, che si era apertamente schierato a favore della candidata progressista, fino a tutta una schiera di opininisti di estrema sinistra.

Giorgio Napolitano, commenta la notizia dell’elezione di Trump sostenendo che il suffragio universale è sbagliato.

Sono completamente in disaccordo con questa linea di pensiero. Bisogna avere rispetto per i risultati elettorali e per il voto espresso dai cittadini. La democrazia non può essere difesa solo quando i risultati ci piacciono.

Questo secolo inizia con il rifiuto delle vecchie regole e dopo la Brexit, è arrivato un altro risultato fuori dalle righe, fuori dal controllo degli strumenti comunicazione di massa. Cosa succederà adesso?

Non lo sappiamo. E qui si passa alla vera sostanza di questa presidenza. Quanto potrà essere illuminato Trump al governo della poltrona più importante del mondo?

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About marcello

Marcello Incarbone è nato a Mazzarino (CL) nel 1973. Laureato in Economia all'università statale di Palermo, lavora nel settore Telecomunicazioni occupandosi di Information Technology e Strategie. Ha due figli Francesco e Fabiana di 11 e 5 anni.

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