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L’Italia al bivio del 4 dicembre ed il declino dell’Europa

Il referendum del 4 dicembre si avvicina, l’Italia si sta avviando verso un bivio che, in un modo o nell’altro, influenzerà le sorti del nostro paese e non solo. Per chi non avesse capito, la portata del risultato che verrà fuori dal 4 dicembre, avrà dei riflessi per l’Europa e per il mondo. L’unione europea, la linea dell’austerity imposta dalla Germania ed i mercati finanziari ci stanno osservando. Non è in gioco solo il Senato della Repubblica Italiana, la posta è molto più alta.

All’interno del contesto finanziario internazionale, se avete notato, si sta sviluppando in modo abbastanza frenetico e confuso una sorta di “tempesta perfetta”. Si tratta di una serie di eventi che, secondo me, stanno mettendo in discussione il modello europeo ed il sistema economico basato sul “debito sovrano”.

L’Europa è sotto scacco, sia dal punto di vista economico che politico e non ci sono, ad oggi, degli elementi che ne possano garantire la tenuta. Ci stiamo avviando verso la resa dei conti finale e dovremo scegliere da che parte stare. 

Gli stati che, come l’Italia, stanno subendo da anni le politiche ed i vincoli strettissimi dell’oligarchia europea, hanno un’occasione unica per mettere in dubbio questa situazione disastrosa basata su decisioni fallimentari ed interessi privati. Votare NO al referendum, è una di queste occasioni. Votare NO al referendum vuol dire chiedere di cambiare le regole del gioco a livello Europeo ed internazionale.

Ma come è fatta “la tempesta perfetta”? Vediamolo.

La BREXIT ed il nuovo asse USA-Inghilterra

L’uscita dell’inghilterra dalla moneta unica ha avuto ed avrà sicuramente un impatto dirompente sull’EURO e sulla intera tenuta dell’eurozona. L’economia Inglese vola! Dopo l’elezione di Donald Trump, il primo ministro Theresa May, ha voluto aprire un canale privilegiato con la nuova amministrazione degli stati Uniti. La strategia prevede un rafforzamento degli accordi commerciali tra Stati Uniti ed Inghilterra con previsioni di riflessi positivi su Dollaro e Sterlina. 

Bruxelles – Telefonata tra Theresa May e Donald Trump. Il presidente eletto degli Stati Uniti d’America ha chiamato la premier britannica per un primo scambio di vedute sul futuro delle relazioni tra i due Paesi sotto la sua presidenza. I due, secondo quanto spiega una nota di Downing Street, hanno concordato che la relazione tra i due Paesi “sarà una priorità”. May ha “sottolineato la sua volontà di rafforzare il commercio e gli investimenti bilaterali ora che il Regno Unito lascerà l’Unione europea”, da parte sua Trump ha assicurato che la Gran Bretagna “è un posto molto, molto speciale per me e il mio Paese”, e si è detto sicuro che la relazione transatlantica tra le due nazioni “si rafforzerà sempre di più”.

La telefonata è avvenuta prima dell’incontro di Trump con Barack Obama, il presidente eletto ha telefonato anche ai leader di Corea del sud, Giappone, Egitto, Australia, Turchia, Israele e Messico.

L’elezione di TRUMP

elite-daily-donald-trump-600x300Riprendendo quando abbiamo visto sopra, possiamo dire che, Trump rappresenta una serie di poteri, politiche ed interessi che non sono compatibili con quelli dell’amministrazione precedente di Obama. E’ una evidenza incontestabile, infatti, che il risultato delle urne americane ha sorpreso tutti ed ha fatto cadere alcuni equilibri di politica internazionale nei rapporti Stati Uniti-Europa. Pochi giorni prima del voto gli operatori di finanza internazionale hanno fatto delle previsioni catastrofiche sul Dollaro, nel caso avesse vinto Trump. Juncker lo considera molto pericoloso, e lo ha offeso pubblicamente in modo piuttosto esplicito.

Gli esperti dicevano che “La Brexit sarebbe stato un disastro per la Sterlina come l’elezione di Trump per il Dollaro”, invece le due cose sono state un disastro per l’EURO. Obiettivo? Influenzare il voto; e sono gli stessi che adesso vi stanno chiedendo di votare SI alla riforma Renzi.

Guardate questo grafico, la Sterlina dopo la Brexit ed il Dollaro dopo l’elezione di Trump. Entrambe hanno guadagnato sull’Euro.

La crisi della Germania e di DEUTSCHE BANK

La banca tedesca è esperta in manipolazione di bilanci, oro e valute. Dalla trimestrale di fine ottobre 2016 emerge un crollo verticale dei depositi, ed una sofferenza generalizzata degli investimenti. Una vera e propria fuga dalla banca tedesca. Deutsche Bank, vacilla pericolosamente ed è diventato un grosso problema perchè gestisce derivati perun valore di 55 mila miliardi di Euro, circa 20 volte il PIL della Germania e quasi 6 volte quello dell’intera zona Euro. Secondo un rapporto FMI del 2016 è l’istituto di credito più pericoloso del mondo e questo non giova alla leadership europea dei tedeschi. La Germania dal canto suo, reagisce chiedendo un ruolo centrale nella vicenda e mettendo in dubbio l’operato di Draghi e la validità della BCE nella gestione del problema.

Le conclusioni

Visto questo contesto, è ragionevole pensare che l’importanza del voto del referendum italiano è cruciale. La riforma era ed è fortemente voluta da poteri che non esistono più o sono in forte crisi. Obama, che ha sponsorizzato Renzi direttamente, non è più presidente degli Stati Uniti. Altri sostenitori della riforma costituzionale sono L’oligarchia Europea, Juncker ed i Tedeschi: che hanno evidentemente esigenze di tenuta del sistema economico della Germania ed europeo. Altri sostenitori della riforma sono le agenzie di Rating e la finanza internazionale. Perchè? Perchè questa riforma accentra i poteri nelle mani di pochi e del governo Italiano. Evidentemente ci si prepara alla tempesta economica che verrà, che costringerà a decisioni emergenziali ed impopolari.

Votare NO è l’unica soluzione per dare una spallata a questi signori, ripartire da una Italia diversa, chiedere di rinegoziare le regole con cui funziona, o non funziona, questa Europa. I poteri oscuri che stanno dietro l’europa lo sanno, per questo vi faranno paura in ogni modo. Useranno lo Spread, useranno le minacce di declassamento. Non cediamo di fronte ai ricatti. Votiamo NO.

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About marcello

Marcello Incarbone è nato a Mazzarino (CL) nel 1973. Laureato in Economia all'università statale di Palermo, lavora nel settore Telecomunicazioni occupandosi di Information Technology e Strategie. Ha due figli Francesco e Fabiana di 11 e 5 anni.

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