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Il pasticcio degli Statuti Regionali e la fretta di questa riforma

La riforma costituzionale è un grande pasticcio, imposto con metodi arroganti e dai contenuti confusi e raffazzonati. Ormai è chiaro che i veri mandanti e richiedenti dell’accentramento di poteri sono i potentati finanziari internazionali, ma alcune lacune sono così gravi, che sembra che non ci sia nemmeno stato il giusto supporto di tecnici, giuristi e costituzionalisti.

Uno degli elementi che dovrebbe far riflettere chi legge è quello del conflitto istituzionale che si delineerebbe tra la costituzione e gli statuti delle cinque regioni italiane a Statuto Speciale. Questo se vincesse il SI e la riforma fosse approvata.

imagesVediamo dove sta il problema. Il nuovo Senato, sempre se passasse la riforma, sarebbe composto prevalentemente da consiglieri regionali, ma tutti gli Statuti Speciali delle cinque regioni incriminate prevedono che:

“la carica di Consigliere Regionale non è compatibile con quella di di Senatore o di Deputato. “

Per esempio, così recita espressamente lo statuto della Ragione Sicilia.

“l’ufficio di Deputato Regionale è incompatibile con quello di membro di una delle camere, di un altro consiglio regionale o di deputato europeo.”

Se passase il SI, dunque, nessun consigliere della Regione Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia potrà ricoprire la nuova carica e rappresentare l’ente territoriale di appartenenza.

A livello giuridico si tratta di un limite devastante perchè secondo la gerarchia delle fonti del diritto, gli statuti speciali regionali sono equiparati come importanza alla costituzione. Ne segue che, per modificare gli statuti di queste regioni occore un’approvazione con procedura aggravata (Legge Costituzionale n. 2 del 2001) che prevede due passagi.

  • una prima approvazione nel Consiglio Regionale competente e con maggiorazza assoluta
  • una seconda approvazione, davanti alla Camera ed al Senato, sempre con maggioranza assoluta

A causa del punto due, per pulizia istituzionale, sarebbe necessario procedere cambiando i singoli Statuti Regionali, prima dell’entrata in vigore della riforma costituzionale.

L’alternativa è che, le cinque regioni a Statuto Speciale non abbiano alcuna rappresentaza nel nuovo Senato. Sarebbe sicuramente assurdo! Una grande complicazione; un pasticcio; Questo dimostra con quanta fretta e superficialità sia stata disegnata questa riforma. Non aver mai valutato gli impatti della riforma su tutto l’asse di normative che confinano con la costituzione è sicuramente un elemento in più che evidenza diversi punti oscuri nella proposta di questo governo.

Sicuramente non aver permesso alle minoranze di partecipare ad un percorso condiviso di miglioramento della carta, è un’aggravante che ha peggiorato le cose e non ha giovato al risultato finale.

Anche per questo io il 4 Dicembre Voterò NO.

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2 Commenti

  1. Non serve modificare gli statuti. Rimane il fatto che è scritta male.
    http://m.huffpost.com/it/entry/12800778

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